SAGGIO FILOSOFICO D’INTRODUZIONE - “ I Discorsi ”

 

Fin dagli albori dell’esistenza umana, nell’uomo, fu la fan-tasia a prevalere prima della ragione, ragion per cui nacquero una miriade di cre-denze e mitologie che celavano nascoste verità. L’uomo da sempre crede a suo modo e in varie forme all’esistenza di altre entità di vita cambiandone nel tempo le modalità d’interpretazione in base al proprio sapere raggiunto. Un tempo egli credeva che tutto il creato fosse dominato da esseri  soprannaturali e ne spiegava gli eventi con l’ispirazione e la rivelazione. Esistevano cosi stregoni che con i loro riti magici tentavano di indurre gli esseri superiori a cambiare il corso degli eventi, esistevano gli auspici che prevedevano il futuro leggendo le viscere degli  animali, esistevano oracoli, sacerdoti che praticavano danze e riti propiziatori e altro ancora.Tutto questo impediva la nascita di ciò che più tardi prenderà il nome di scienza e questo a vantaggio di pochi; stregoni e sacerdoti che per i loro interessi imponevano il loro credere  costringendo il volgo a seguirli, altrimenti  le ire degli dei li avrebbero colpiti. Furono solo i greci della scuola ionica i primi a cambiare la situazione, con filosofi dotti come: Pitagora, Eraclito, Talete,  Anassimandro,Annassimene, ecc. Furono loro i primi a credere che il creato fosse soggetto a leggi proprie e non al volere degli dei, per loro ogni evento naturale aveva una causa e produceva a sua volta un effetto e l’uomo con l’aiuto della ragione poteva rivelarne le dinamiche.Cosi vennero rivelate le cause dell’alternarsi del giorno e della notte, venne scoperto il perché delle lunazioni, il motivo delle maree,dei terremoti, i cicli   stagionali, le eclissi, i temporali, le tempeste, l’arco-baleno e quant’altro si conosce in natura. Nacquero cosi le prime leggi della fisica basate su schemi predefiniti che con la logica di Aristotele portarono l’uomo ad alti livelli di comprensione. Il modo di interpretare la natura e di credere alle entità supreme era cambiato ma pochi furono gli “illuminati” e così le dottrine astratte di Aristotele  ap-parivano, anche se degne di rispetto, ai più di allora solo oratorie religiose, altronde la realtà del popolo legata alle vecchie  tradizio-ni era abituata a ben altro. Molto più tardi Galileo Galilei intuì che non si poteva risolvere tutto in astratto con la ragione e la creatività dello spirito, introdusse cosi nella sua ricerca il metodo sperimentale, che apri la via alla ricerca empirica, ma anche le sue  sconvolgenti scoperte e convinzioni ebbero vita difficile, in quel tempo, prima di affermarsi; infatti popolo e potere rimasero legati alle loro vecchie credenze che solo più tardi vennero abbattute. Oggi il ricercatore, artista, scienziato o altro che sia, raccoglie tutti i dati delle sue sperimentazioni e fatti; li mette in rapporto tra loro, cerca la soluzione tra le sue supposizioni, se non la trova, non si sforza, anzi si rilassa, aspetta e poi riflette, finche inaspettata arriva “l’illuminazione” che gli dà l’impressione che l’idea risolutiva giacesse dà sempre nascosta in lui in un suo luogo mentale latente. Trovata la soluzione si accorge che se ne aprono altre e cosi via. La ricerca è sempre aperta e i nostri sensi sono il mezzo di ricerca supportati dai strumenti tecnici che la stessa scienza con il tempo ci ha fornito. Dal cannocchiale per osservare i corpi celesti, al microscopio elettronico per osservare i batteri e i virus, dai radiotelescopi ai circuiti integrati, ecc., si capisce che la ricerca è appena iniziata, ma nonostante ciò la maggior parte di gente, ancora una volta come un tempo, accetta con più o meno rispetto e discrezione le nuove scoperte, ma si discosta dall’inusuale evitando ciò che viene scoperto realmente e che non sembra interessare alla propria  realtà materiale, altresì assorbe la banale diffusione pubblicitaria dei “poteri” che come gli antichi stregoni e sacerdoti offrono discutibili  servigi per i loro interessi o privilegi, negando e offuscando la realtà concreta della fisica, cioè della natura. Nonostante ciò, cosi come le molteplici scienze scisse dalla fisica hanno modificato la nostra vita, lentamente, quasi senza che noi ce ne accorges-simo, cosi la loro evoluzione continuerà a farlo, peccato che saranno sempre in pochi ad accorgersene e ci sarà sempre popolo gretto a non credere, che accorrerà da maghi e oracoli credendo nelle divinazioni e non alle evidenze delle realtà anche se a volte nascoste dai “poteri”, ma evidenti lo stesso nel quotidiano sociale. Ma se questo ancora oggi succede, ha avuto una sua origine che con il tempo si è cristallizzata  nelle società dei tempi. Questo significa che c`é una parte di verità anche nella “magia”. Infatti la fisica è valida solo per le misurazioni della nostra realtà vincolata dai nostri sensi e dai strumenti scientifici di ricerca inventati da noi per supplire i limiti degli stessi sensi. Quindi per logica sono ipotizzabili altre realtà,  con proprie leggi che non percepiamo, o percepiamo vagamente;  e in questo di nuovo campo di ricerca si  nascondono le basi dell’ispirazione e della rivelazione degli antichi stregoni e degli odierni maghi. Persino gli influssi cosmici fisicamente rivela che  interagiscono con l’uomo ci fanno sospettare che nelle  “magie” esista un fondo di verità, ed è logico pensare che anche queste verità diverranno un domani leggi fisiche, ma finché non si capiranno, rimarranno solo magia, cioè l’etichetta della percezione delle leggi fisiche, senza la conoscenza degli schemi fissi che porta in definitiva al concetto di  unitarietà dello studio dell’ universo. Per quanto riguarda l’esistenza  di altre forme di vita in questo universo, esse esistono per l’uomo in vario grado e mutano in base alle singole credenze e ai propri schemi fissi raggiunti, ci possono essere forme  superiori e divine o paritarie e inferiori. Per queste forme ci sono alcuni concetti che per logicità portano alla convinzione della loro esistenza. Innanzi tutto ci sono prove di rapimenti sospetti, avvista menti collettivi di U.F.O., incontri ravvicinati raggruppabili per analogie, apparizioni varie, ecc. Quindi fisicamente per logica altre entità esistono e la fisica per alcune ne permette lo studio e le varie misurazioni, anche se i “poteri” per ovvi motivi, ma privi di dignità tendono a celare dietro gli ormai assurdi paraventi. Esistono probabilmente, come abbiamo visto prima, anche altre realtà, per cui esisteranno anche leggi di relazione dimensionale che spiegherebbero alcuni eventi fisici, le cui dinamiche  ci sono però ignote. Cosi la ricerca diventa vastissima sul piano universale e noi ne siamo solo agli inizi e in questi inizi ci sono le prerogative che esistano entità sconosciute più o meno percepibili. Un’altra cosa da ricordare è che le stelle sono miliardi e pensare che esista solo l’uomo è egoistico e statisticamente improbabile. Inoltre antiche leggende e credenze astronomiche tramandate dalle generazioni di alcuni popoli, testimoniano incontri con altri esseri, che si dice caduti dal cielo. Esse narrano l’esistenza di astri non visibili all’occhio dell’uomo e queste credenze si sono rivelate nei nostri tempi realtà fisiche. Per concludere basti pensare che esistono batteri e virus che interferiscono in un mondo a noi invisibile solo perché microscopico, per analogia potrebbero esistere altre entità che agiscono nel nostro piano di realtà. Non credere ad altre forme di vita, quindi diventa assurdo. Alla luce di quanto ho rievocato, tutto diventa ipotizzabile, ma importante è raggiungerne la consapevolezza di una maturità evoluta che ci renda degni di “esistere”. Le rivelazioni, le aspirazioni, le leggi fisiche esistono unitariamente, è solo il passaggio “dal non sapere al sapere gli intrinseci schemi dell’universo”, a mutarne gli aspetti a noi percepibili; credete quindi pure ai maghi, ma per logica credete anche ad altre forme di vita. Questo è quanto le mie opere vogliono comunicare nel tentativo di rappresentare la coscienza umana oltre il scindibile, oltre il tempo, oltre l’infinito; annegando l’ignoranza antropocentrica dell’illuminismo, ancora oggi ben radicato in alcune menti. Le mie installazioni e alcune mie opere pittoriche vogliono solo raccogliere questi concetti e raggrupparli in una nuova chiave di lettura, sulle basi di una nuova coscienza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DISCORSO SOPRA LA LOGICA DELLE REALTÀ.

 

li oggetti pesano perché esiste una forza di gravità, vediamo i colori per una suddivisione della luce che viene riflessa variamente dalla diversità di stato della materia, sentiamo gli oggetti per la loro diversa conformità  e composizione atomica, sentiamo le urla perché captiamo le onde sonore. Tutto questo attraverso i sensi “i nostri meccanismi recettori” rende concreta la nostra realtà fisica. Ma quante altre cose che non vediamo, non conosciamo, esistono? Alcune riusciamo a conoscerle attraverso i mezzi che la scienza ci offre, ampliando i nostri sensi e limiti, come ad esempio i raggi infrarossi e ultravioletti, ma il resto ci è ignoto. La nostra realtà  è veramente solo nostra, ma qual è la realtà universale? Domanda che trova risposta solo nelle teorie che ognuno di noi più o meno può elaborare analizzando se stesso e il mondo che lo circonda. Del resto, la realtà  nostra non è solo fisica, ci sono altre peculiarità conosciute, non fini a se stesse.Ogni uomo oltre ad avere l’istinto e una cognizione soprannaturale, ha anche una sua coscienza di realtà presente, correlata ai suoi ricordi e alle sue esperienze vissute. Analizzando oggettivamente l’insieme delle realtà individuali, ci si può rendere conto che la società umana nel suo evolvere in “ divenire”, abbia una sua moralità, una sua realtà collettiva e dei suoi principi più o meno accentuati in ogni singolo essere. Detto questo si può affermare che la nostra realtà come noi la intendiamo è sempre relativa al soggetto che la percepisce e teorizzare che essa sia solo un passaggio di transito che dopo la morte ci  porti a una crescita evolutiva in una nuova ipotizzabile realtà, intesa come “Coscienza d’insieme di una collettiva realtà cosmica della vita”(della materia vivente a base cellulare e inerte formata di atomi), dove la realtà individuale è limitata solo ad un “senso di percezione” dell’individualità, cioè al contrario di quel percepire,”oltre natura” dell’ uomo, del resto per un certo verso , anche noi possiamo considerarci “Coscienza d’insieme”in quanto siamo il risultato di un infinito insieme di cellule e microrganismi con varie funzioni che hanno il compito di mantenerci in vita, quindi per analogia anche il nostro agire è da considerarsi legato alla coscienza delle realtà altrui.Questa differenza di percepire è dovuta necessariamente per la vita e l’equilibrio tra le diversità delle grandezze e degli interessi delle realtà per cui esse esistono. Per capire meglio il concetto con un esempio, ritornando a misura d’uomo, si può affermare che l’interesse individuale non combacia sempre con l’interesse collettivo quindi la realtà si diversifica, ma entrambi interagiscono.
Dopo aver capito che esistono vari livelli, ma soprattutto stati di realtà che necessitano parametri diversi, perché di forma diversa, è ovvio  arrivare al concetto di “vaghezza del sapere”o senso del  percepire tra le realtà che non comprendendosi, perché opposte, continuano il necessario “scopo della continuità del divenire”. Una cosa importante da puntualizzare e che le realtà quindi interagiscono tra loro, fondamentalmente senza comprendersi, ma come? Viene naturale pensare che la nostra realtà di uomini influisca nella “Collettiva realtà cosmica”con l’ottemperare degli istinti innati, assumendo come “Vaghezza del sapere”, il soprannaturale che illude e appaga virtualmente la nostra realtà usuale, che altrimenti sarebbe incompatibile; la “Collettiva realtà cosmica,”invece, influisce nella nostra realtà umana, come già detto, attraverso gli istinti, che a priori senza apparente motivazione condizionano gli eventi e ci inducono allo scopo, inoltre  interviene su tutti gli altri livelli di realtà,”materiali e non”, la sua“Vaghezza del sapere”,  si  riferisce  solo alle realtà individuali, qualsiasi esse siano, compresi i sensi, in quanto non necessarie allo scopo, cioè lo stesso nostro limitato percepirci come corpo di organismi.Può essere che questo limitato percepirci dipenda dal fatto che il nostro corpo è formato da cellule autonome collegate tra di loro dai neuroni, ed essendo impossibile che ogni cellula comunichi tutti i suoi dati simultaneamente e nello stesso tempo delle altre, a noi “esseri  d’insieme”, dell’organizzazione cellulare rimane solo quel vago percepirsi necessario per l’evolversi “microcosmo-macrocosmo” per il fine, o lo scopo, che noi interpretiamo in vari modi. Naturalmente quanto detto con intendimenti relativamente umani, si deve concepire in una visione  più generale comprendente l’intero universo, per esempio una “Coscienza d’insieme”diversificata per ogni specie animale non penso esista, quando guardo un animale negli occhi , non lo sento cosi distante da noi, penso esista solo un diverso grado di coscienza, una soggettiva e diversa realtà ma finalizzata allo stesso unico “scopo.”Inoltre tutto ciò si può rapportare  con valenza infinita  nella scala delle realtà esistenti. Importante per esempio può essere la realtà vegetale in rapporto con quella animale, in quanto necessarie ambedue per il loro coesistere dovuto per vari fattori come la fotosintesi clorofilliana, il loro rapporto con il sole che produce la luce necessaria perché essa sia possibile e cosi via. Esiste anche un equilibrio, “Contrasto d’essere, per esistere,” necessario per l’esistere delle stesse realtà, nel bene, nel male, nella lotta per la sopravivenza, ecc. Come esiste un equilibrio in natura nelle concezioni materialistiche, esiste un equilibrio anche nelle concezioni spiritualistiche, esistono le stesse regole, le stesse dinamiche. Energie che lottano per la loro sopravivenza, per il loro esistere e coesistere. Tutte le singole realtà mutano, evolvono in base alla necessità dello “scopo”,inoltre interagiscono, ogni cosa vive in funzione di un altra, sono quindi rapportabili e limitate, ogni cosa che ne fa parte, compreso l’uomo, “si frappone fra due specchi e proiettata all’infinito, in forme e maniere diverse, tutto in nome dello scopo, il divenire infinito, che porta filosoficamente l’uomo, alla consapevolezza del proprio Io e al concetto di autocreazione inconsapevolmente autogestita; cioè alla consapevolezza della sua inconsapevolezza naturale”.Tutto questo non è facile da capire, per il fatto che purtroppo siamo schiavi della nostra realtà ed è sempre difficile vedere oltre i nostri parametri o teorizzare in astratto, così questo “percepire “rimane solo per pochi eletti. Comunque non è impossibile togliere lo scetticismo e imparare a vedere oltre la nostra realtà, capire che tutto ciò che si nasconde sotto il velo magico non è altro che una parte di un altra realtà che non conosciamo.Capire ciò vuol dire crescere, conoscere, considerarci finalmente “figli delle stelle”.